Mitologia Greca e Romana

TESEO

A cura di Simone Azzarito

teseo

Il mito di Teseo è una delle storie più emblematiche e affascinanti della mitologia greca, che unisce temi come l’eroismo, l’avventura, la giustizia e la complessità del destino umano. Teseo è ricordato soprattutto per la sua impresa più famosa, l’uccisione del Minotauro, ma la sua vita e il suo mito sono molto più complessi e stratificati, intrecciati a numerosi episodi che raccontano della sua crescita personale, delle sue sfide e delle sue decisioni, talvolta controverse. Il mito si sviluppa su più livelli e attraversa varie tappe della vita del personaggio: dall’infanzia al regno, dagli amori alle guerre, fino alla sua tragica fine.

Le origini di Teseo: l’infanzia e la sua discendenza divina

Secondo la tradizione mitologica, Egeo, re di Atene ebbe due mogli: Melite e Calciope, ma nessuna delle due gli diede un figlio. Attribuendo questa sfortuna alla collera della dea Afrodite, il re introdusse il culto di Afrodite ad Atene e consultò l’oracolo di Delfi.

La risposta fu enigmatica: “Egeo non dovrà aprire un otre di vino fino a quando non avrebbe raggiunto il punto più alto di Atene, pena una grande sofferenza. Tuttavia, non comprende appieno il significato di questa profezia.

Durante il viaggio di ritorno, si fermò a Trezene ospite di re Pitteo, un uomo molto saggio e colto, noto per i suoi consigli e la sua conoscenza. I due si confidarono, ed Egeo raccontò del suo problema nel concepire un figlio.

Pitteo aveva una figlia di nome Etra, promessa sposa di Bellerofonte, l’eroe uccisore della Chimera, caduto in disgrazia poco dopo le sue gesta. Decise così di aiutare Egeo, oltre a salvare la figlia da quel matrimonio, facendolo ubriacare per indurlo a giacere con Etra.

Tuttavia, c’è un aspetto ambiguo riguardo alla sua paternità: la leggenda racconta che la stessa notte, Etra fu anche sedotta dal dio Poseidone su istigazione di Atena. Per questo motivo, Teseo era considerato sia figlio di Egeo sia di Poseidone, donandogli così una natura semi-divina. Questa duplice ascendenza fu di grande importanza nella vita di Teseo, poiché non solo gli garantì diritti sul trono di Atene, ma gli conferì anche forza e poteri superiori a quelli di un normale essere umano.

Prima che Egeo lasciasse Trezene, nascose una spada e un paio di sandali sotto una pesante roccia e disse ad Etra che quando il bambino sarebbe stato abbastanza forte da sollevare la pietra, avrebbe potuto andare ad Atene e reclamare la sua eredità come suo figlio legittimo.

Teseo, allevato dal nonno Pitteo, divenne un giovane estremamente forte e coraggioso. Al compimento dei suoi sedici anni, riuscì a sollevare la roccia, trovando gli oggetti che il padre gli aveva lasciato. Decise allora di intraprendere il viaggio verso Atene per incontrare Egeo e reclamare il suo posto nel regno.

Le imprese di Teseo lungo la strada per Atene

Teseo, nel suo viaggio verso Atene, scelse di percorrere la strada terrestre, molto più pericolosa rispetto alla via marittima, perché voleva dimostrare il suo coraggio e le sue capacità. Durante il tragitto, affrontò e sconfisse numerosi banditi e mostri che terrorizzavano la regione dell’Attica, compiendo una serie di imprese che lo avrebbero reso famoso come uno dei più grandi eroi della Grecia.

Tra i nemici che sconfisse ci sono:

1. Perifete, un gigante zoppo che uccideva i viaggiatori con una clava. Teseo lo affrontò e lo uccise, usando la sua stessa arma.

2. Sini, detto “il piegatore di pini”, che legava le sue vittime a due pini piegati e poi li lasciava andare, smembrandole. Teseo lo sconfisse con la stessa tecnica.

3. Scirone, un bandito che obbligava i viaggiatori a lavargli i piedi e poi li gettava giù da una scogliera dove venivano divorati da una tartaruga gigante. Anche lui fu ucciso da Teseo.

4. Cercione, un brigante che sfidava i passanti alla lotta corpo a corpo e li uccideva. Teseo lo sconfisse e lo uccise.

5. Procruste, un criminale che costringeva i suoi ospiti a sdraiarsi su un letto: se erano troppo alti, li amputava, se erano troppo bassi, li stirava fino a farli morire. Anche Procruste trovò la morte per mano di Teseo, che lo sottopose alla stessa sorte riservata alle sue vittime.

Queste imprese, che ricordano le fatiche di Eracle, consolidarono la fama di Teseo come un giovane eroe destinato a grandi cose. Ogni avventura che affrontava dimostrava non solo la sua forza fisica, ma anche la sua astuzia e senso della giustizia, poiché tutti i banditi che eliminò erano noti per le loro atrocità contro gli innocenti.

L’arrivo ad Atene e la scoperta delle sue origini

Una volta arrivato ad Atene, Teseo non fu immediatamente riconosciuto da suo padre Egeo. All’epoca, Egeo viveva con Medea, la famosa maga proveniente dalla Colchide, che aveva trovato rifugio ad Atene dopo la sua separazione da Giasone. Temendo che Teseo potesse rappresentare una minaccia per il suo potere e il trono di Egeo, convinse quest’ultimo a invitare il giovane eroe a un banchetto con l’intento di avvelenarlo. Tuttavia, prima che il piano venisse messo in atto, Egeo riconobbe la spada che Teseo portava con sé, quella stessa che aveva lasciato sotto la pietra anni prima. Fermò Medea in tempo e abbracciò il figlio, presentandolo al popolo ateniese come il legittimo erede al trono.

Il Minotauro

Nonostante le sue prime imprese fossero straordinarie, Teseo è ricordato soprattutto per la sua lotta contro il Minotauro. Questo mostro, metà uomo e metà toro, viveva rinchiuso nel Labirinto costruito da Dedalo sull’isola di Creta. Il Minotauro era il risultato di una maledizione inflitta da Poseidone al re Minosse: fece innamorare sua moglie Pasifae di un toro e da questa unione nacque il mostro. Minosse, per nasconderlo e tenerlo lontano dal mondo, commissionò a Dedalo la costruzione del Labirinto, un’enorme struttura da cui nessuno poteva uscire una volta entrato.

Ogni nove anni, Atene era costretta a inviare sette giovani uomini e sette giovani donne come tributo a Minosse dati in pasto al Minotauro. Questo era il prezzo che Atene doveva pagare per aver ucciso Androgeo, figlio di Minosse. Quando giunse il momento di inviare nuovamente i tributi, Teseo si offrì volontario per andare a Creta e uccidere il mostro, liberando Atene da questo terribile tributo.

Arrivato a Creta, conobbe Arianna, la figlia di Minosse, che si innamorò di lui e decise di aiutarlo. Gli diede un gomitolo di filo da srotolare mentre si addentrava nel Labirinto, permettendogli di ritrovare la via d’uscita dopo aver ucciso il Minotauro. Teseo entrò, affrontò e uccise il mostro, per poi uscire grazie al filo. Dopo questa impresa, fuggì da Creta insieme ad Arianna, ma durante il viaggio di ritorno la abbandonò sull’isola di Nasso, un atto non del tutto specificato. Alcuni dicono perché si innamorò di un’altra donna, altri che fu Dioniso a minacciarlo di lasciarla per poterla sposare lui, altri che volle evitare di presentarsi ad Atene con una cretese.

Il ritorno ad Atene e la tragica fine di Egeo

Dopo aver sconfitto il Minotauro, Teseo salpò verso Atene, ma il ritorno fu segnato da un tragico errore. Prima di partire, Teseo aveva promesso al padre che, se fosse riuscito nell’impresa e fosse sopravvissuto, avrebbe issato una vela bianca sulla sua nave. Tuttavia, Teseo, preso dall’euforia o forse dal rimorso per aver abbandonato Arianna, si dimenticò di cambiare la vela nera con quella bianca. Vedendo la nave con la vela nera avvicinarsi al porto, Egeo, credendo che suo figlio fosse morto, si gettò dalla scogliera e si suicidò. Da quel momento, il mare su cui si gettò prese il nome di Mar Egeo.

Teseo, re di Atene

Con la morte di Egeo, Teseo divenne re di Atene e dedicò la sua vita a trasformare la città in una potenza politica e culturale. Una delle sue riforme più celebri fu l’unione delle comunità dell’Attica in una singola entità politica, fondando così quella che sarebbe diventata la grande Atene. Questo processo è noto come “sinecismo” (synoikismos), un passo fondamentale nella creazione della città-stato ateniese.

Fedra e Ippolito

Ippolito era figlio di Teseo e, secondo una versione, di Antiope. Il giovane decise di divenire devoto ad Artemide anziché di Afrodite.

La dea dell’amore decise di vendicarsi, coinvolgendo Fedra, la moglie di Teseo e matrigna di Ippolito, nel suo piano, facendola innamorare del figliastro. Inizialmente, cercò di combattere il suo desiderio e decise di non confessarlo. Tuttavia, il tormento interiore crebbe a tal punto da farla ammalare gravemente.

La sua nutrice, preoccupata per lo stato di salute della regina, cercò di scoprire la causa della sua sofferenza. Quando Fedra rivelò il suo amore per Ippolito, la nutrice, senza il consenso della regina, decise di rivelare il segreto al giovane nella speranza che possa esserne colpito. Tuttavia, Ippolito reagì con orrore e disgusto, rifiutando categoricamente l’idea di avere una relazione con lei.

Disperata e temendo che il rifiuto di Ippolito potesse portare alla rivelazione del suo segreto e alla sua rovina, Fedra decide di suicidarsi. Prima di farlo, però, escogita un piano per vendicarsi: lasciò una lettera per Teseo in cui accusa falsamente Ippolito di aver cercato di sedurla con la forza. Quando Teseo trova la lettera, è devastato e, senza indagare oltre, crebbe alle accuse della moglie defunta. Furioso, invocò Poseidone, chiedendogli di punire Ippolito.

Poseidone rispose alla preghiera di Teseo così, mentre Ippolito cavalcava lungo la costa, un mostro marino emerse dal mare spaventando i suoi cavalli. Il giovane perse il controllo del carro e venne trascinato via, morendo a seguito delle gravi ferite riportate. Solo alla fine Teseo scoprì la verità grazie ad Artemide, che rivelò l’innocenza del figlio. Teseo, distrutto dal dolore per aver condannato ingiustamente il figlio, non poté far altro che piangerlo dopo aver implorato il suo perdono.

Teseo e Piritoo

Piritoo, re dei Lapiti, affascinato dalla fama di Teseo, decise di testare la sua forza rubando il bestiame dell’eroe. Teseo lo inseguì e quando si trovarono faccia a faccia, entrambi rimasero colpiti dal coraggio e dalla forza dell’altro. Invece di combattere, decisero di stringere un patto di eterna amicizia.

I due eroi affrontarono molte avventure insieme, la più famosa delle quali fu la battaglia contro i Centauri; durante il matrimonio tra Piritoo e Ippodamia, i Centauri, non abituati a bere vino, si ubriacarono. Euritione, il loro re, appena vide la sposa, le saltò addosso cercando di violentarla, seguito dagli altri suoi simili che cercarono di fare lo stesso con le altre donne. I Lapiti, Teseo e Piritoo intervennero subito e sconfissero gli aggressori, facendoli scappare sul monte Pelio.

L’impresa più audace dei due amici fu la loro decisione di rapire Elena di Sparta (ancora giovanissima) e Persefone, la moglie di Ade.

La prima riuscirono a catturarla facilmente mentre compiva un sacrificio fuori dalla città, mentre per la seconda dovettero scendere nell’Oltretomba.

Ade, re dei morti, finse di accettare la richiesta di Piritoo di sposare Persefone, ma tese loro una trappola: invitò gli eroi a sedersi su un trono incantato dal quale non riuscirono più ad alzarsi. Teseo fu liberato solo grazie all’intervento di Eracle, mentre Piritoo fu condannato a rimanere per sempre nel regno dei morti come punizione per la sua audacia.

La morte

Tornato ad Atene trovò il trono usurpato da Menesteo; decise così, di andare in esilio a Sciro, dove venne accolto da Licomede. Questi però era amico di Menesteo; con una scusa lo portò vicino a un dirupo e lo spinse giù uccidendolo.

I suoi presunti resti furono riportati ad Atene da Cimone, un generale e politico ateniese, dopo aver combattuto contro i pirati a Sciro a metà del V secolo a.C.

Simone AZZARITO

Simone AZZARITO

Laureato in Storia presso la Facoltà di studi umanistici

– Università degli studi di Milano-